VINCENZO INCENZO – JE SUIS

dal 28 Settembre in radio

Vicinanza, empatia, solidarietà, adesione, difesa della libertà d’espressione, indignazione, resistenza…

“Je suis” è diventato lo slogan abusato della “partecipazione”; una partecipazione troppo spesso passiva, simulata, illusoria, ipocrita.

Il grido per la tragedia del momento, le alzate di scudi per gli scandali sotto qualunque latitudine, lo schierarsi accanto agli ultimi come ai primi, adesivi, hashtag, like, pollice verso, pollice contro, tutto si riduce troppo spesso a queste due paroline magiche, che ci mettono in pace la coscienza ma che intellettualmente pesano quanto il claim di Caterine Deneuve per quella famosa automobile.

La piazza non è un gruppo social e i nostri cellulari non sono bandiere e baionette.

Siamo in realtà in un bel cocktail: i 15 minuti di celebrità di Warrol shakerati con i 2 minuti d’odio di Orwell; per un attimo crediamo di emergere dal gregge e di proiettarci pugni al cielo al centro dell’arena; siamo invece sganciati, catapultati nel silenzio e nel narcisismo, come nei nostri selfies; abbiamo ormai girato la fotocamera

verso noi stessi; e il mondo è scomparso.